Ecco il resoconto fallace di un umile servo di Dio, pellegrino a Gerusalemme...
Inizio della seconda Crociata. Ci imbarchiamo ad Otranto. Dobbiamo andare verso Gerusalemme. Lungo il cammino ho incontrato Adalberto Torri un cavaliere ospitaliere col suo scudiero arabo che si intende di intrugli convertito e un mercenario. Sul molo ci sono sia cavalieri teutonici che cavalieri del nord Italia e francesi, ed è pieno di pellegrini come noi.
Ci imbarchiamo in questa cocca veneziana, ma prima di partire alcuni di noi hanno avuto una specie di visione. E hanno sentito un vecchio che parlava di legno e del fatto che è più vecchio di quello che sembra. Il mercenario ha provato a fare delle domande al capitano, ma lui si è un po' stizzito per questa insinuazione. Allora siamo andati a dormire: io ed il brigante in fondo al piano inferiore della barca, nel dormitorio comune, mentre il cavaliere ed il suo servo in una cabina.
Ma nella notte siamo stati svegliati da un urlo che sembrava quasi provenire da un sogno. Siamo andati a vedere, nel piano più basso i marinai dormivano tutti. Siamo andati a cercare, svegliando anche i marinai che sono un po' incazzati, ma non abbiamo visto niente, se non una scritta sulla parete giù in fondo. Una scritta particolare che non siamo riusciti a vedere bene perché celata nello spazio tra la cassa e il muro. Sembrava una scritta strana in un linguaggio che non riuscivo a riconoscere. Ci ha fatto un po' strano questa cosa, abbiamo pensato a qualcosa di demoniaco o satanico.
Però siamo saliti poi sul ponte, abbiamo fatto delle domande e anche i timonieri che hanno confermato di aver sentito un urlo anche loro, ma non sapevano riconoscere da dove. Abbiamo cercato un po', abbiamo visto delle tracce di sangue vicino alle casse appoggiate al primo albero.
Quando siamo andati di sotto abbiamo sentito dalla cabina a fianco del nostro ospitaliere i cavalieri che stavano tutto il tempo incappucciati e uscivano pochissimo dalla cabina riferirsi a qualcuno dicendo: “il secondo lo faremo domani notte”.
Indagando col capitano abbiamo capito che era sparito un marinaio, e abbiamo subito pensato che i cavalieri incappucciati fossero responsabili. Dal capitano abbiamo saputo che il loro comandante si chiamava Giovanni di Candia.
Un tale messere Ludovico di Brienne, francese, ha parlato col nostro cavaliere, da pari a pari. Aveva disegnato sugli stemmi un simbolo che non conoscevamo, appartenente ad un ordine nato proprio in Terra Santa, che cercava oggetti proibiti. Giovanni di Candia ne possedeva uno, un libro maledetto!
Ma mentre stavamo parlando è stato ucciso, probabilmente avvelenato, dato che ha iniziato a schiumare della bava dalla bocca. Abbiamo allora visto che avevano due forellini sul collo.
Prima di morire però, di Brienne aveva anche rivelato che il libro aveva il potere di soggiogare le persone, e quindi che potevano esserci altri componenti dell’equipaggio ormai corrotti e suoi complici. Anche il capitano abbiamo capito che lo poteva essere.
Abbiamo così escogitato un agguato per uccidere Giovanni di Candia. Mentre loro sono andati in camera, il teutonico ha così fatto fuori uno dei seguaci del cavaliere malvagio.
Dopo mangiato, al pranzo del secondo giorno, abbiamo appiccato fuoco alla nostra cabina, cercando di attirarli fuori, e quando due cultisti sono usciti, abbiamo pensato bene di ucciderne uno in diretta. Gli altri nobili sono intervenuti e li hanno fermati.
Il capitano allora ha interrogato Adalberto Torri, che ha chiesto un contraddittorio di fortne a Giovanni di Candia, ma ovviamente il capitano gliel'ha negato. Poi siamo tornati ai nostri appartamenti aspettando la notte, perché sapevamo che doveva succedere qualcosa.
Intanto abbiamo parlato con i due attendenti di Brienne, quindi abbiamo aspettato che uscisse uno degli altri cavalieri incappucciati per andare a prendere il pasto in cambusa. Il mercenario, con una scusa, l’ha attaccato in cambusa, e lui è stato ferito. Ma il capitano l’ha fatto rinchiudere in un magazzino di sotto, legato e imbavagliato.
Poco prima della mezzanotte, dalla cabina a fianco a quella di Adalberto è uscito uno dei cultisti con subito dietro un'altra figura incappucciata che si sono infilati al piano inferiore.
Seguitili, Adalberto ed il suo scudiero hanno esplorato in silenzio le stive, ma una figura piccola e contorta li ha sorpresi scappando verso il ponte. Io ed un altro compare conosciuto nel pomeriggio* ci siamo invece diretti verso la stiva, temendo volessero sacrificare il mercenario e, rubati degli abiti col cappuccio dalla cabina dei cavalieri, dopo aver finito quello che era rimasto ferito, ci siamo infilati nell’ultima stanza inesplorata della stiva.
Il mercenario, legato mani e piedi a due pali di sostegno della nave, era stordito, sorvegliato da due marinai, mentre una figura incappucciata stava pronunciando un rituale letto da un libro, mentre un’altra stava incidendo simboli blasfemi nelle carni del nostro compagno.
Temporeggiando sulla nostra identità ci siamo avvicinati il più possibile per liberare il mercenario e scatenare una RISSAAAA (™) nel mezzo della quale ci hanno anche raggiunto i compagni dai piani superiori. Abbiamo quindi avuto la meglio sui cavalieri malvagi e ci siamo impossessati del libro, con l’impegno di restituirlo all’ordine di Ludovico da Brienne.




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