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lunedì 7 settembre 2009

Per non dimenticare...

Brewar, Rardosh e Moran decisero di entrare nella strana stanza. Ad attenderli un Fungo Viola giagante che stava combattendo un altro hobgoblin che ora, liberatosi dagli attacchi urticanti del mostro, stava uscendo dalla porta posta all'altro capo della stanza. Mentre il chierico teneva occupato il fungo, il guerriero seguì l'hobgoblin dalla porta senza nemmeno curarsi dei miasmi della fetida stanza, e raggiuntolo, lo finì prima che potesse accorgersene. Rardosh pensò bene che non valeva la pena perdere tempo con lo strano vegetale e così con Moran, benchè questo fosse provato dai combattimenti precedenti, decisero di raggiungere Brewar.
La stanza dava su di un corridoio che sbucava sul grande corridoio centrale nel quale sonnecchiava la grossa idra. Dietro di essa un'altra porta. Cercarono di avvicinarsi silenziosamente, ma il rumore scosse la bestia dal torpore. Si lanciarono di corsa verso la porta, proprio poco prima che cinque fauci spalancate si abbattessero contro di loro.
Di là dalla porta uno strano ponte, con il pavimento liscio di marmo, a quadrati bianchi e neri. Alcuni tasselli però mancavano, rivelando le profondità ignote dell'abisso sul quale erano sospesi. Dall'altra parte un'altra porta, e ai fianchi del ponte nessun parapetto.
Appena il primo mise piede sul ponte, all'altro capo comparirono delle figure eteree che ricordavano i pezzi degli scacchi. Iniziava la partita. Ogni volta che un pezzo avversario veniva mangiato scompariva. Ogni volta che uno di loro tre veniva mangiato, veniva scaraventato verso la parete da cui erano entrati, subendo tutto l'impatto dell'urto. Più volte i tre dovettero rifiatare rischiando di morire sul ponte degli Scacchi dell'Evocatore, ma alla fine il Re dovette arrendersi e la porta di fronte a loro si aprì.
La stanza era enorme, con una piscina al centro sormontata da quattro passerelle che partivano dal centro di ogni lato verso l'isola metallica che sorgeva nel mezzo dello specchio d'acqua. E lì, al centro, l'Uovo Nero. Un magnifico scettro di metallo con incastonata una sfera del nero più lucido che avessero mai visto.
Ma non erano i soli a cecare di raggiungerlo. Già un hobgoblin s'era avventurato su una passerella, scoprendo - suo malgrado - la trappola che conteneva, mentre l'altro faceva la guardia al bordo della piscina. La passerella aveva iniziato a ruotare su se stessa sbilanciando l'hobgoblin verso la pozza di liquido nero che riempiva l'invaso. Mentre Brewar ingaggiò l'hobgoblin di guardia, Moran si mise a studiare un'altra passerella, cercando di capire il meccanismo di attivazione della trappola. L'hobgoblin sembrava comunque possedere un buon equilibrio e stava per raggiungere il centro.
Il combattimento fu concitato e l'hobgoblin di guardia cadde sotto i colpi di Brewar aiutato da Rardosh, che aveva cercato di rallentare la conquista dell'Uovo Nero evocando un lupo proprio sulla piattaforma centrale. Il secondo hobgoblin - ormai solo e ferito per lo scontro ontro la creatura evocata - cadde sotto le frecce di Brewar.
Ora erano lì, tutti tre ad un passo dall'Uovo Nero.
Moran si avventurò fino al centro, assicurandosi che non ci fossero altre trappole, e riportò l'Uovo Nero in mano a Rardosh.
Il chierico rimase affascinato per un istante dall'artefatto; poi guardò soddisfatto Brewar e Moran che erano stati preziosissimi nel rendere questa missione più facile del previsto.
Estrasse la Pietra del Portale e la scaglio per terra, pronunciando la parola magica.
Ora l'Uovo Nero era in mano agli Zhentarim!

Ecco le missioni segrete dei PG!

Rhardosh Cuna (Marco)

Sei stato messo a capo di questa spedizione d’emergenza per recuperare l’Uovo Nero dopo che la squadriglia fantasma è stata misteriosamente annientata dalla magia che manteneva in orbita la Chiesa delle Scaglie.
Questa missione potrebbe finalmente farti salire di rango all’interno della gerarchia Zenth.
Non lascerai che qualcosa possa metterti i bastoni fra le ruote.
Sai però che l’Uovo Nero è un artefatto molto potente e circondato da un’antica maledizione che colpisce chiunque lo impugni. Per questo ti è stata data una pozione di Saggezza del Gufo per poter aumentare la tua forza di volontà prima di prenderlo.

Priorità:
- recuperare l’Uovo Nero, anche a costo di mettere in pericolo la tua vita e quella dei tuoi compagni (l’ira di Bellerofonte potrebbe avere conseguenze molto più letali della tua morte!);
- sopravvivere;cercare di portare a casa la pelle degli uomini che ti sono stati affidati, anche se la vita del guerriero – essendo uno Zhent – è sicuramente più importante di quella del ladro.

Brewar Ocelam (Teo)

Gli Arpisti, in questo momento di prova per le Marche d’Argento, stanno cercando di ottenere più informazioni possibili sui movimenti degli Zhent, e non è nel loro stile farlo con clamore. Per questo ti sei faticosamente infiltrato fra le fila degli Zhent dopo settimane di sacrifici e dure prove, ma finalmente sei stato scelto per questa missione per le tue abilità di guerriero.
Ma il tuo vero scopo è quello di recuperare l’Uovo Nero, anche a costo di combattere i tuoi stessi compagni.
Sai che il capo della missione è un chierico Zhent (di cui non conosci però la potenza) – e che quindi è malvagio – ma il ladro è stato ingaggiato come mercenario, e quindi non ne conosci l’orientamento morale.
Priorità:
- recuperare l’Uovo Nero a costo di correre dei rischi, ma senza rischiare la morte;
- sopravvivere ;cercare di raccogliere più informazioni possibili riguardo ai poteri dell’Uovo
Nero.

Moran Roinac – “la Chiave” (Lele)

Ti è stato chiesto di partecipare a questa missione in cambio di una ricompensa a cui non potevi rinunciare, grazie alle tue abilità di scassinatore e disarmatore di trappole. Inoltre ti è stato promesso che tutto quello che verrà trovato all’interno della fantomatica Chiesa delle Scaglie verrà diviso equamente tra i componenti del gruppo. Ovviamente quello che verrà trovato… perché forse ci sarà più di un’occasione per intascarsi oggetti “incustoditi”. Sai comunque che gli Zhent non scherzano, e non vuoi rischiare né la tua reputazione, né tanto meno la vita.
Priorità:
- adempiere alla missione il più diligentemente possibile (d’altronde la ricompensa è davvero buona!), pur correndo dei rischi, ma senza mettere in pericolo la propria vita;
- salvare la propria pelle (in fondo se questi fanatici vogliono morire, facciano loro);cercare di “arrotondare” la già più che lauta ricompensa anche correndo piccoli rischi, ma senza mai rischiare di destare dubbi sulla priorità della
missione.

lunedì 13 luglio 2009

Zhent alla riscossa!!!

Appena varcato il portale, Rhardosh Cuna, Brewar Ocelam e Moran Roinac – detto “la Chiave” – si trovarono sul bordo del vasto cratere provocato dall’impatto della Chiesa delle Scaglie col terreno. Un buco di quasi 800 metri faceva da cornice ad una sfera di metallo del diametro di circa 90 metri.
Ai piedi dell’enorme sfera due umanoidi stavano ritti in piedi di fianco a quella che sembrava una crepa nella superficie metallica. Non c’era nulla che poteva coprire la loro avanzata, così discesero il più in fretta possibile. A metà discesa le due figure si rivelarono hobgoblin con i segni della Mano Rossa accompagnati da un krenshar che stava facendo la guardia tutt’attorno all’immensa struttura.
Sbarazzarsi delle due guardie fu facile sebbene avessero già dato l’allarme, ma da dove provenivano? Erano forse già all’interno e stavano cercando un’uscita? Le numerose tracce sulla sabbia sembravano condurre all’interno dellasfera. Passarono anche loro la breccia. E qui si trovarono di fronte un altro hobgoblin, più grosso e con due spade corte, che mise in seria difficoltà le capacità del gruppo. Ancora una volta l’abilità di Moran di colpire alle spalle fece la differenza. Davanti a loro ora stava un portone a due battenti di metallo scuro, quasi scardinato, con evidenti graffi e segni di lotta. Un bagliore tetro proveniva dall’interno.
Oltre la porta massiccia si estendeva un corridoio largo 6 metri con chiari segni di una recente e feroce battaglia. A circa metà del corridoio sui due lati si trovavano due aperture, così come in fondo. Tutta la struttura emetteva una scura luce rossastra, tale da consentire la vista senza bisogno di torce, ma rendendo difficile scrutare attentamente. La grossa bestia al centro della stanza però si scorgeva piuttosto bene. Un’idra a cinque teste stava assopita davanti alle carcasse di quelli che un tempo dovevano essere stati soldati hobgoblin. I tre esitarono. Un’idra sarebbe stata forse un avversario troppo difficile. Moran decise di avvicinarsi lentamente all’apertura sinistra cercando di non disturbare la temporanea quiete del mostro, per ora soddisfatto del suo ultimo spuntino.
L’apertura si apriva su una stanza ampia, con la parete sud che seguiva la curvatura della sfera. Al centro della stanza il corpo di un’umanoide riverso in una pozza di sangue; nell’angolo a sinistra dell’apertura quella che sembrava un altare. Moran non seppe resistere alla propria curiosità e si avvicinò all’angolo mentre Rhardosh e Brewar stavano appena entrando. Cercando nella struttura trovò un antro nascosto custodito da una trappola, la disattivò e prese il contenuto. Ma il loro ingresso nella stanza non era passato inosservato: quella che in principio era sembrata una statua di un piccolo umanoide fatto di fuoco, si rivelò ben presto un mephit, che incominciò ad attaccare subito gli ultimi arrivati. Bastarono due colpi a Brewar per liberare Rhardosh da quello scherzo di natura; Moran intanto si era diretto al centro della stanza per esaminare il corpo. Un altro hobgoblin.
Lungo la parete nord della stanza si trovava una porta chiusa, mentre lì affianco, sulla parete ovest, un’altra apertura verso una stanza apparentemente vuota. I tre si accostarono alla porta, decisi ad andare dritti verso il loro obiettivo: l’Uovo Nero!
Aperta la porta le sorprese sembravano non finire. La stanza lunga e stretta aveva un'altra porta di ferro nella parete opposta ma, a differenza delle altre stanze della incontrate finora, il pavimento era costituito da terreno nero e compatto dal quale, parzialmente seppelliti, affioravano teschi umanoidi. Al centro della stanza quello che sembrava un grosso fungo viola di dimensioni umane, con quattro tentacoli simili a viticci lungo il fusto ed una piccola massa simile a radici alla base. Un odore nauseabondo sembrava provenire dall’interno. Anche qui due carcasse di hobgoblin a terra, ma una figura sembrava ancora combattere col fungo dall’altro lato della stanza.
I tre dovevano decidere ora cosa fare: entrare subito sfruttando l’effetto sorpresa o aspettare che il combattimento fosse finito? Combattere il fungo o superarlo perdendo meno tempo possibile? E se fosse stato un avversario più temibile dell’idra?Il tempo – intanto – stava scorrendo…

martedì 9 giugno 2009

Are you ready?

La notizia della morte di quasi tutti i componenti della Squadriglia Fantasma non aveva minimamente scosso Bellerofonte. Dei cinque esperti guerrieri inviati a neutralizzare le magie che tenevano sospesa la Chiesa delle Scaglie con una verga dell’annullamento, solo uno era riuscito a sopravvivere alla tempesta magica che ne era scaturita ed alla successiva esplosione.
Ora era solo questione di tempo.
La task-force che avrebbe dovuto rapidamente recuperare l’Uovo Nero era pronta.
Avrebbe affidato la missione a Rhardosh Cuna, un chierico di Bane di stirpe zhentarim, e gli avrebbe affiancato miglior guerriero di stanza a Rauvincross, un certo Brewar Ocelam. Per il lavoro sporco aveva assoldato un ladro della gilda locale, un halfling di nome Moran Roinac, detto "la Chiave" per la sua particolare abilità con trappole e serrature.
La missione avrebbe dovuto essere rapida e possibilmente indolore.
La Chiesa delle Scaglie, dopo la disattivazione delle protezioni magiche, era precipitata ai margini dei confini occidentali del deserto dell’Anauroch, provocando un vasto cratere.
Un portale magico avrebbe portato il gruppo sul suo bordo. Una volta entrati e recuperato l’Uovo Nero sarebbero tornati indietro attivando un altro portale grazie alla pietra magica in possesso di Rhardosh.
Tutto qui.
L’unico problema era che Bellerofonte non sipoteva permettere un altro fallimento.

We're back!

Bellerofonte chiuse la porta del suo studio e posò la lampada ad olio sull’ampia scrivania di legno scuro davanti a lui. Poteva finalmente dedicarsi con calma al suo ultimo “acquisto”. Era da tempo che stava cercando quell’antico tomo che ormai sembrava perduto. Il diario di Zebedias Frost era ormai ricordato solo da vecchi bibliotecari o maghi pazzi. Forse anche lui era tra questi. Il suo piano infatti era a dir poco “pazzesco”, ma sapeva che se si sarebbe mosso nell’ombra ed abbastanza in fretta, forse sarebbe riuscito nel suo intento: conquistare l’intera Valle del Rauvin! E – forse – mettere inginocchio le intere Marche d’Argento. Da quando le alte sfere Zentharim l’avevano mandato al Nord per iniziare a “colonizzare” pacificamente quelle zone, la sua brama di potere era cresciuta a dismisura. L’idea di insinuarsi nel tessuto sociale come commercianti, prima di soggiogare l’intera regione al volere degli Zentharim aveva superato nei fatti le più rosee aspettative.
Rauvincross era stata fondata come enclave commerciale lungo la Via dell’Alba che conduceva dalle Valle del Rauvin a Sundabar; molte altre attività si erano aggiunte subito al primo accampamento Zentharim, convinte che la forza militare di questi, e la zona di magia morta in cui si erano stanziati, avrebbe potuto solo giovare al loro commercio, senza odiosi maghi arroganti o bestie magiche. Nel corso dei decenni Rauvincross era cresciuta, come un bubbone purulento pronto a rilasciare le sue fetide sostanze nel momento in cui sarebbe esploso. Nessuno, nemmeno gli Arpisti, avevano potuto contrastare questa innocua ed innocente ascesa della città nella regione.
Ora era arrivato il momento di allargare questo influenza nelle Marche d’Argento. Quale migliore maniera di un’invasione da parte di draghi? L’aiuto che gli Zentharim avrebbero portato alle popolazioni della Valle del Rauvin avrebbe fatto sicuramente crescere la fiducia in loro ed il loro prestigio. Il passo verso un’espansione in tutte le Marche d’Argento sarebbe stato breve e silenzioso.

Il libro presentava una consunta copertina di cuoio che all’aspetto faceva apparire il tomo “banale”. Dopo un’analisi più approfondita constatò che il volume non conteneva nulla di magico. Aprì finalmente il diario e lo sfogliò lentamente, pagina dopo pagina.

Zebedias Frost era entrato in possesso dell’Uovo Nero molti anni prima, e la sua attenzione per l’oggetto era cresciuta morbosamente col passare del tempo. Con gli anni Zebedias apprese i segreti più profondi dell’artefatto, e decise di metterlo al riparo dove nessuno avrebbe mai potuto cercarlo: in cielo. Dopo numerosi mesi di studi il mago,che ormai aveva sviluppato una vera e propria ossessione per l’oggetto, rinchiuse l’Uovo Nero all’interno di una fortezza-prigione di metallo appositamente creata, la Chiesa delle Scaglie, e la riempì di trabocchetti e guardiani di natura magica. Per ultima cosa, con uno sforzo enorme anche per le sue capacità, riuscì a spedirla fino ai confini dell’atmosfera.

Bellerofonte, nella sua ricerca, aveva già appreso qual’era la potenza dell’Uovo Nero: poteva dare vita a progenie draconiche, dopo aver incamerato l'anima di esseri draconici. Era per questo motivo probabilmente che anche la Mano Rossa si era messa sulle sue tracce; ma aveva ancora il vantaggio della sorpresa! Ora, col diario in suo possesso, sapeva anche in quale parte di cielo avrebbe dovuto cercarlo. Doveva inviare immediatamente subito la sua squadra più fidata: la Squadriglia Fantasma!